LIBERTAAAAA’!! Era il grido straziante di William Wallace in Braveheart, sussulto di dolore che ha animato mille battaglie.
Con alcuni ragazzi delle scuole superiori ci stiamo domandando:
“cosa ne è oggi di queste battaglie per la libertà?”
Questi ragazzi stanno diffondendo sms che costringono il lettore a pensare, forse per questo risultano talvolta minatori, la domanda è: ”cosa ti fa venire in mente la parola “libertà“”. Alcuni loro amici hanno risposto rivendicando la possibilità di non avvertire costrizioni, altri di poter fare a meno delle regole custodite dai genitori, alcuni adulti si sono questionati con serietà, altri invece hanno risposto con un vaff…
Le loro definitizioni e acclamazioni di libertà sono molto interessanti, talvolta discutibili. Il giorno dopo un interessante confronto avuto con loro, introdotto da un’attività che ha richiesto di bendarli e “ammanettarli” con fascette da elettricista per meglio assaporare la non libertà, ho trovato questo articolo interessante e sagace di Ilvo Diamanti:
Non studiate!
CARI RAGAZZI, cari giovani: non studiate! Soprattutto, non nella scuola pubblica. Ve lo dice uno che ha sempre studiato e studia da sempre. Che senza studiare non saprebbe che fare. Che a scuola si sente a casa propria.
Ascoltatemi: non studiate. [...] Non vi garantisce un lavoro, né un reddito. Allunga la vostra precarietà. La vostra dipendenza dalla famiglia. Non vi garantisce prestigio sociale. Vi pare che i vostri maestri e i vostri professori ne abbiano? Meritano il vostro rispetto, la vostra deferenza? I vostri genitori li considerano “classe dirigente”? Difficile.
Qualsiasi libero professionista, commerciante, artigiano, non dico imprenditore, guadagna più di loro. E poi vi pare che godano di considerazione sociale? I ministri li definiscono fannulloni. Il governo una categoria da “tagliare”. Ed effettivamente “tagliata”, dal punto di vista degli organici, degli stipendi, dei fondi per l’attività ordinaria e per la ricerca.
E, poi, che cosa hanno da insegnare ancora? Oggi la “cultura” passa tutta attraverso Internet e i New media. A proposito dei quali, voi, ragazzi, ne sapete molto più di loro. Perché voi siete, in larga parte e in larga misura, “nativi digitali”, mentre loro (noi), gli insegnanti, i professori, di “digitali”, spesso, hanno solo le impronte. E poi quanti di voi e dei vostri genitori ne accettano i giudizi? Quanti di voi e dei vostri genitori, quando si tratta di giudizi – e di voti – negativi, non li considerano pre-giudizi, viziati da malanimo? Per cui, cari ragazzi, non studiate! Non andate a scuola. In quella pubblica almeno. Non avete nulla da imparare e neppure da ottenere. Per il titolo di studio, basta poco. Un istituto privato che vi faccia ottenere in poco tempo e con poco sforzo, un diploma, perfino una laurea. Restandovene tranquillamente a casa vostra. Tanto non vi servirà a molto. Per fare il precario, la velina o il tronista non sono richiesti titoli di studio. Per avere una retribuzione alta e magari una pensione sicura a 25 anni: basta andare in Parlamento o in Regione. Basta essere figli o parenti di un parlamentare o di un uomo politico. Uno di quelli che sparano sulla scuola, sulla cultura e sullo Stato. Sul Pubblico. Sui privilegi della Casta. (Cioè: degli altri). L’Istruzione, la Cultura, a questo fine, non servono.
Non studiate, ragazzi. Non andate a scuola. Tanto meno in quella pubblica. Anni buttati. [...]Per cui, cari ragazzi, non studiate. Se necessario, fingete, visto che, comunque, è meglio studiare che andare a lavorare, quando il lavoro non c’è. E se c’è, è intermittente, temporaneo. Precario. Ma, se potete, guardate i maestri e i professori con indulgenza. Sono una categoria residua (e “protetta”). Una specie in via d’estinzione, mal sopportata. Sopravvissuta a un’era ormai passata. Quando la scuola e la cultura servivano. Erano fattori di prestigio.
Oggi non è più così. I Professori: verranno aboliti per legge, insieme alla Scuola. D’altronde, studiare non serve. E la cultura vi creerà più guai che vantaggi. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Ma oggi non conviene. Si tratta di vizi insopportabili. Cari ragazzi, ascoltatemi: meglio furbi che colti!
Forse la libertà non è la possibilità di scegliere tra innumerevoli possibilità ma piuttosto è capacità di scegliersi, ringrazio Il Prof. Duilio Albarello per questa riflessione proposta a lezione. Affrontando le fatiche scolastiche e le costrizioni, prima di rifiutarle, può essere davvero importante chiedersi “è uno sforzo che mi aiuta a poter essere, un giorno, il meglio di me?“. Domanda che richiede, qualsiasi sia la risposta, di conservare quella grinta, quello slancio che quando ci si sente costretti nutre la voglia di LIBERTA’!! Forse queste sono le battaglie che ci sppettano oggi, non più travestiti come William Wallace, ma ugualmente affannati dalla possibilità di rischiare.
Credo valga davvero la pena domandarselo!…per poter essere, da adulti, tra quelli che, quando alcuni ragazzi di San Sebastiano e Murazzo chiederanno cosa sia la libertà, sorrideranno con lo sguardo volto al passato e poi dinuovo al presente, ricordando quanto nella vita hanno faticato…ne è valsa la pena!?
In quel momento a questi adulti brilleranno gli occhi, imbarazzati nel tentativo di rispondere in modo tale da rendere giustizia alle parole studiate e alle fatiche e speranze macinate negli anni.
“Chi combatte può morire, chi fugge resta vivo…almeno per un pò”
Braveheart